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Apple censura Vine

Continua l’imbarazzante parabola di Vine, nata come applicazione per trasformare i video in tweets filmati della lunghezza di massimo 6 secondi, l’applicazione sarebbe diventata in breve tempo un vero e proprio canale per la distribuzione di contenuti a carattere pornografico o simili.

Tutto sarebbe iniziato poco dopo che Dick Costolo, CEO di Twitter che è proprietaria di Vine, aveva lanciato con orgoglio il primo microvideo della piattaforma; tra i primi upload si segnalò infatti anche una clip "hot" passata inizialmente inosservata.

L’incidente non sarebbe rimasto isolato, sembrerebbe infatti che Vine sia diventato una vera e propria "arma" per voyeur ed esibizionisti 2.0, tanto che l’età minima per l’utilizzo del servizio sarebbe stata passata dai 12 ai più prudenti 17 anni.

A chiudere il cerchio arriva la notizia secondo la quale la Apple avrebbe deciso di riclassificare l’applicazione nella sua versione per iOS associandole la non esattamente gloriosa dicitura di "frequente/intenso contenuto sessuale o nudità".

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Claudio Garau
Claudio Garau
Web developer, programmatore, Database Administrator, Linux Admin, docente e copywriter specializzato in contenuti sulle tecnologie orientate a Web, mobile, Cybersecurity e Digital Marketing per sviluppatori, PA e imprese.

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